Pubblicato il monitoraggio di ANAC sulle criticità nell’applicazione della disciplina whistleblowing

Pubblicato l’esito del monitoraggio svolto da ANAC lo scorso dicembre 2023 col proposito di rilevare le principali problematiche affrontare o da affrontare dai soggetti, pubblici e privati, tenuti all’attivazione dei canali di segnalazione all’interno della propria organizzazione.

Trattasi indagine anonima, con domande obbligatorie su tematiche di particolare rilevanza, cui hanno risposto complessivamente 319 enti del settore pubblico, 213 del settore privato, un’associazione datoriale e 4 soggetti non riconducibili ad uno specifico ente.

L’Autorità ha raccolto e analizzato contributi e risposte pervenute, sintetizzando i risultati nel documento pubblicato sul proprio sito istituzionale, Monitoraggio sulle criticità nell’applicazione della disciplina whistleblowing (d.lgs. n. 24/2023), nel quale sono esposti i dati raccolti, suddivisi tra settore pubblico e settore privato, talvolta accompagnati da considerazioni dell’Autorità.

In particolare, per quanto riguarda il settore privato:

  • la maggior parte degli enti che applicano la disciplina è di “medie” dimensioni rispetto alle fasce individuate dalla normativa stessa (50-249 dipendenti);
  • al momento in cui hanno risposto al questionario, alcuni enti non avevano ancora istituito un canale interno di segnalazione (15%), alcuni perché non tenuti per ragioni dimensionali, e/o non avevano adottato una Whistleblowing Policy (29 su 213), la maggior parte perché ha inserito la relativa disciplina del Modello 231;
  • la maggior parte degli enti che ricevono segnalazioni anonime, le trattano come segnalazioni whistleblowing, nonostante le indicazioni contrarie di legislatore, ANAC e Confindustria;
  • su 213 soggetti privati rispondenti, solo il 30% (n. 63) ha dichiarato di aver ricevuto segnalazioni WB da un totale di 120 soggetti, con la conseguenza che alcuni di questi deve aver ricevuto più di una segnalazione (media di due segnalazioni per ente);
  • i segnalanti sono per metà dipendenti (50%) e per la restante metà lavoratori autonomi, consulenti o liberi professionisti (23%), volontari e tirocinanti (14%) e azionisti (13%);
  • la maggior parte degli enti ha attivato una piattaforma informatica; tra gli altri la modalità preferita è la posta ordinaria e al secondo posto la raccomandata;
  • solo nel 10% dei casi, le segnalazioni non pervengono tramite i canali appositamente dedicati, e in tali casi la gran parte dei soggetti le trasmette direttamente al gestore;
  • gli enti non hanno dichiarato di star riscontrando problematiche sui tempi di gestione: solo un soggetto ritiene che i 7 giorni previsti dalla norma per il riscontro possano essere un problema in caso di assenza, di ferie o di altre difficoltà del soggetto a cui la segnalazione è stata inviata;
  • la maggior parte degli enti ha previsto la possibilità di effettuare segnalazioni orali, anche se questa non risulterebbe essere la modalità preferita dai segnalanti;
  • la maggior parte dei soggetti privati ha pianificato o sta pianificando iniziative di sensibilizzazione e formazione del personale (88%): l’Autorità espressamente “rammenta che la formazione è volta ad implementare la conoscenza normativa, le migliori pratiche e gli strumenti operativi necessari per gestire efficacemente le segnalazioni, proteggere i whistleblowers e, contemporaneamente, salvaguardare la stessa organizzazione dell’ente. Ciò tenuto conto anche che la formazione è una misura di prevenzione della corruzione”;
  • più della metà dei rispondenti (155 su 213) hanno previsto forme di responsabilità disciplinare in capo al gestore in caso di violazione degli obblighi di riservatezza;
  • in due terzi dei casi, il gestore del canale di segnalazione è stato individuato in un soggetto interno all’ente, principalmente all’Odv, Internal audit od Organo collegiale ad hoc: ANAC precisa che “alcuni soggetti erroneamente hanno indicato quale soggetto esterno deputato alla gestione del canale interno l’OdV. Si fa presente, tuttavia, che quest’ultimo rientra tuttavia tra i soggetti interni”;
  • sulle modalità di gestione delle segnalazioni, diversi soggetti hanno affidato al gestore tutti i compiti previsti dal d.lgs. 24/2023 e dalle Linee Guida ANAC, spesso precisando la possibilità per questi di avvalersi della collaborazione di altri uffici interni o soggetti apicali di altre unità organizzative, senza tuttavia specificare sempre che il coinvolgimento di altri uffici/soggetti avviene nel rispetto della normativa privacy;
  • diversi soggetti hanno dichiarato che il gestore trasmette un’informativa dell’attività effettuata agli organi di controllo (es. Collegio sindacale e Odv) e/o al direttore generale/direzione azienda per dare seguito alla segnalazione, affidando a tali soggetti un compito di supervisione e, talvolta, di verificare la valutazione del gestore e definire eventuali sanzioni e/o azioni correttive. ANAC, al riguardo, “fa presente tuttavia che l’art. 4, co. 2, del d.lgs. n. 24/2023 precisa che autonomia, indipendenza e imparzialità devono necessariamente connotare l’attività del gestore. Tale attività, infatti, non può essere sottoposta alla previa validazione/autorizzazione di altri soggetti; ove venga ravvisata all’esito dell’attività svolta in autonomia il fumus di fondatezza della segnalazione, il gestore deve coinvolgere gli organi interni e/o le Autorità esterne competenti a rimuovere le criticità e ad accertare le responsabilità individuali. Laddove la segnalazione riguardi, ad esempio, i soggetti (vertici aziendali e/o organi di controllo) chiamati a supervisionare, dall’analisi non risulta chiaro come venga garantita la riservatezza del segnalante e degli altri soggetti tutelati”.

Il campione è ancora scarsamente rappresentativo, ma offre comunque già alcuni utili spunti di riflessione sulle difficoltà applicative della disciplina.

G. Bertaiola

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