Protocollo d’intesa per la legalità nella logistica, nell’attesa di quello per il settore della moda
A fine febbraio scorso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto anzitempo la revoca dell’amministrazione giudiziaria applicata, lo scorso anno, nei confronti di Armani Operations e Manufacures Dior. Prima di loro, nell’ottobre 2024, anche Alviero Martini aveva ottenuto il medesimo risultato. Dalle notizie riportate su tutti i principali organi di stampa si apprende che, per tutte e tre le società coinvolte, la revoca anticipata è stata possibile grazie al rapido e virtuoso percorso compiuto dalle società verso il ripristino di condizioni di piena legalità.
Si chiude così una parentesi che ha visto l’intervento a gamba tesa della magistratura in un importante settore del nostro Paese, che rappresenta il secondo comparto produttivo italiano, mediante l’applicazione di misure mirate nei confronti di alcune note case di moda.
Più in generale, tuttavia, per prevenire il rischio che possano ripetersi in futuro simili accadimenti, ancora nell’ottobre scorso è stato annunciato l’arrivo di un “protocollo anti-caporalato”, promosso da Prefettura e Tribunale di Milano per la Regione Lombardia, volto a contrastare il fenomeno nella filiera della moda e a garantire supply chain virtuose secondo un sistema di monitoraggio comune.
Il protocollo anti-caporalato, secondo quanto anticipato, dovrebbe ricalcare il Protocollo d’intesa per la legalità dei contratti di appalto nel settore della logistica approvato il 18 luglio 2024 da istituzioni milanesi, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali allo scopo condiviso di “migliorare il settore della logistica e renderlo più trasparente ed efficiente, contrastando nel contempo l’intermediazione illecita di manodopera e il fenomeno del caporalato, nonché, più in generale, ogni forma di illegalità, al fine di garantirne uno sviluppo solido e responsabile”.
Con il protocollo in parola è stata infatti istituita una “piattaforma di filiera” volta a censire, su base volontaria, le imprese che operano nel settore della logistica e i dati di dettaglio della manodopera impiegata, grazie al caricamento e alla consultabilità dei seguenti dati:
A) Documentazione concernente l’assetto imprenditoriale e la compliance aziendale, con particolare riguardo a:
- Visura camerale delle imprese della filiera, con onere di costante aggiornamento;
- Documento Unico di Regolarità Finanziaria (DURF), con onere di costante aggiornamento;
- Certificazione di regolarità fiscale, con onere di costante aggiornamento;
- Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), con onere di costante aggiornamento;
B) Documentazione concernente l’assetto occupazionale, con particolare riguardo a:
- in caso di appalti labour intensive contratti di esternalizzazione e contratti accessori, con onere di costante aggiornamento;
- Libro Unico del Lavoro delle maestranze impiegate lungo la filiera;
- DUVRI (Documento Unico Valutazione Rischi), ove prescritto, con onere di costante aggiornamento;
C) Ulteriore documentazione utile ai fini delle premialità ai sensi dell’art. 6 del protocollo:
- Certificazione del contratto di appalto;
- Report sugli infortuni occorsi in Azienda, con cadenza annuale;
- Modello Organizzativo ai sensi del D.lgs. n. 231/2001.
Per gli operatori aderenti alla piattaforma, infatti, è previsto un sistema di premialità comprendente il rilascio automatico di un “certificato di filiera” della validità di 3 mesi e rinnovabile, subordinato alla completezza e al costante aggiornamento della documentazione caricata, e il riconoscimento di specifiche premialità nell’ambito delle misure di incentivazione per le imprese stabilite dalla Regione Lombardia.
I dati resi disponibili sulla piattaforma dovrebbero poter costituire per le imprese del settore un’importante fonte informativa ai fini della due diligence nella catena di fornitura per la prevenzione dei rischi connessi all’appalto a terzi dei servizi logistici, certamente rilevante anche ai fini dei d.lgs. 231/2001.
Come detto, analogo protocollo dovrebbe prossimamente giungere anche per il settore della moda. Non resta che attendere la sua approvazione, nonché l’implementazione della piattaforma di filiera per la logistica in modo da poter avere un riscontro sul grado di adesione e testarne l’effettiva funzionalità e utilità per le imprese, anche al fine di valutare se possa costituire un “modello” da esportare anche in altri settori e su scala nazionale.
G. Bertaiola

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