Lavoro e diritti: lotta alle discriminazioni (non solo di genere)

Suscitarono clamore le dichiarazioni rese nel maggio 2022 dalla stilista Elisabetta Franchi, la quale, intervenendo ad un convegno che si proponeva di analizzare la situazione femminile nel mondo del lavoro, con particolare riferimento al settore della moda, candidamente confessò di  “puntare” per “ricoprire le posizioni ‘importanti’” nella propria azienda su“uomini” di qualsiasi età o “donne solo sopra i quarant’anni perché “se dovevano sposarsi, si sono già sposate, se dovevano far figli, li hanno già fatti, se dovevano separarsi hanno fatto anche quello e quindi diciamo che io le prendo che hanno fatto tutti i quattro giri di boa, quindi sono lì belle tranquille con me a mio fianco e lavorano h24, questo è importante”.

Tanto che l’Associazione Nazionale Lotta alle Discriminazioni (ANLoD) decise di “portare in Tribunale” la nota stilista, chiedendone la condanna per “condotta discriminatoria”.

Ebbene, a due anni di distanza, il Tribunale di Busto Arsizio ha riconosciuto il carattere discriminatorio delle esternazioni dell’imprenditrice e ha condannato la sua società a versare 5 mila euro di risarcimento all’ANLoD, oltre che a svolgere corsi annuali obbligatori per tutti i dipendenti contro la discriminazione di genere, adottando un apposito piano di formazione.

Ma non è tutto.

Il Giudice Francesca Lo Russo, con una condanna piuttosto innovativa, ha infatti condannato la stilista a “promuovere un consapevole abbandono dei pregiudizi di età, genere, carichi e impegni familiari nelle fasi di selezione del personale per le posizioni di vertice”.

Tale pronuncia sembra rappresentare una tappa importante sul lungo e tortuoso cammino che ci si augura possa condurre prima o poi al superamento di ogni forma di discriminazione nel mondo del lavoro.

M. Motton

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